Crediti formativi e tirocini

Il Centro segue tirocini di formazione e orientamento, sia per le lauree di vecchio ordinamento sia per quelle successive alla riforma. Gli ambiti disciplinari accettati sono quelli relativi al patrimonio culturale, in particolare l'area storico-artistica, antropologica e archivistica.  

Lo stato attuale

Ormai da diversi anni ("Legge Treu" 196/97 del 2/6/1997, art. 18 e Disposizioni Attuative del 25/03/1998 dei Ministeri della Pubblica Istruzione e del Lavoro e della Previdenza Sociale), si è diffusa la presenza degli "stagisti" negli enti culturali. Non ancora "tecnici" a tutti gli effetti nei rispettivi settori, non più semplici studenti, i tirocinanti sono comunque sempre più presenti anche nelle aziende pubbliche ed una disposizione più recente (la Direttiva del Dipartimento della Funzione pubblica del 25/3/2005) precisa compiti, modalità e responsabilità nelle attività di tirocinio nelle Pubbliche Amministrazione.

Rispetto ai primi anni d'applicazione della legge, la situazione è mutata: l'attenzione dell'università e degli enti accoglienti per la qualità della formazione è cresciuta. Molte università hanno costituito degli "albi" delle aziende convenzionate o con cui convenzionarsi, mentre gli enti ospitanti hanno individuato nuove figure professionali, come i "tutor" del tirocinio, col compito di seguire ed indirizzare i progetti formativi.
Questo vale per i musei e per le strutture che si occupano dei beni culturali, soprattutto da quando l'offerta delle facoltà universitarie (specialmente nel settore della storia dell'arte ed in quello umanistico, ma ultimamente anche in altre discipline), si è orientata verso l'insegnamento di conservazione dei beni culturali, gestione dei cataloghi e degli archivi, museologia, mediazione culturale, didattica museale, scienza della comunicazione e così via. Più problematico appare ancora il rapporto con laureati e specializzati di altre facoltà universitarie, come quelle scientifiche.

Quale ruolo per i giovani tirocinanti nelle strutture museali?
Attualmente la maggior parte dei centri dei servizi didattici hanno compreso che i tirocinanti sono un patrimonio di cui avvalersi e non un "accessorio" da inserire a forza nei propri uffici e servizi e che essi possono divenire:

  • un valido stimolo per l'aggiornamento del personale
  • una risorsa per la ricerca ed il monitoraggio dei beni culturali
  • un supporto per la progettazione, l'implementazione e la gestione delle attività didattiche museali
  • un riferimento per l'aggiornamento degli archivi e della documentazione
  • un valido contributo per la costruzione di eventi culturali e allestimenti di mostre temporanee
  • un aiuto nell'attività di conservazione dei beni museali e delle collezioni di documenti.

La situazione negli ultimi anni è andata progressivamente migliorando, tuttavia, a nostro parere, andrebbe avviata una riflessione su alcuni elementi di criticità che permangono nella conduzione degli stages formativi. Proviamo ad accennare ad alcuni problemi.

Alcune criticità
Non si ha un quadro quantitativo esatto di come siano andate negli ultimi anni le esperienze di tirocinio nelle diverse sezioni didattiche museali del territorio. Nemmeno l'ufficio statistiche del MIUR riesce a fornire un quadro generale relativo ai tirocini pre e post-lauream.

Le Università ed i centri di formazione e ricerca più accorti incontrano difficoltà a far circolare le esperienze maturate.

La certificazione delle attività (laddove è richiesta, come avviene con le lauree specialistiche o di primo livello di nuovo ordinamento), da parte degli enti ospitanti, spesso si limita ancora ad aspetti quantitativi (numero di ore, quantità dei prodotti, puntualità nel lavoro, ecc.) più che su aspetti qualitativi.

Talvolta risulta difficile "incardinare" i progetti formativi perché i modelli e le procedure adottate per richiedere e descrivere i tirocini differiscono a seconda delle Università e dei centri di ricerca. Addirittura, si dà il caso di alcune Università particolarmente grandi ed articolate, nelle quali le procedure per il tirocinio sono differenti per i diversi dipartimenti.

Cosa prevedere?
Prevediamo che nei prossimi anni le richieste di tirocinio aumenteranno, sia per numero di studenti, che per campo d'applicazione; del resto stiamo già assistendo all'ampliarsi del numero di studenti neolaureati che richiedono momenti di formazione post-lauream.

Per molte lauree di primo livello e specialistiche i tirocini sono strumenti standard di formazione.

Tutto il settore della formazione all'insegnamento prevede già forme di tirocinio prolungato, da svolgersi non solo negli istituti scolastici, ma anche presso altre strutture educative.

Infine, gli insegnanti chiedono nuovi modelli di aggiornamento, non solo alle università, ma anche agli altri centri di formazione presenti nel territorio, sia per affinare le competenze educative, sia per favorire il rapporto tra la scuola ed il mondo del lavoro.

Il Centro dei Servizi Educativi prevede di costruire, appena possibile, con i soggetti interessati, un convegno inerente ai temi del tirocinio e della formazione degli insegnanti nei centri di formazione territoriale.